Somministrazione e outsourcing, una strategia vincente

Manager, imprenditori e responsabili delle risorse umane si sono incontrati al Kilometro Rosso in un convegno organizzato da Rol Logistics e AxL per comprendere tutte le opportunità delle nuove forme di organizzazione del lavoro e gestione dell’impresa.

Somministrazione del lavoro e outsourcing di processi, due opportunità ma soprattutto un'importante scelta strategica per le aziende, piccole o grandi che siano. Una scelta che oggi più che mai deve diventare sinonimo di qualità del lavoro, di produttività e valore per le imprese, il tutto nel rispetto dei diritti dei lavoratori.

Ne sono convinti Rol Logistics e l'agenzia per il lavoro AxL che insieme hanno dato vita al convegno "Risorse Umane, opportunità e scelte vincenti per affrontare il futuro" organizzato nei giorni scorsi al Kilometro Rosso di Bergamo. Davanti a imprenditori, responsabili delle risorse umane e manager, si sono alternati quattro relatori: la professoressa Giovanna Dossena, docente di Economia e Gestione delle Imprese all’Università degli Studi di Bergamo; l’avvocato giuslavorista Filippo Collia; Walter Barbieri, Responsabile nazionale IUL – Dipartimento Trasporto Merci e Cooperazione;Salvatore Toti Piccinno, Responsabile Logistica Distributiva Heineken Italia.

Dopo una breve introduzione di Leonardo Marabini, direttore commerciale e marketing di Kilometro Rosso (uno dei dieci centri d’innovazione d’Italia), la parola è passata alla professoressa Dossena che ha ben chiarito quando e perché l’outsourcing può diventare una scelta strategica di successo per un’azienda: “L’outsourcing – ha precisato Giovanna Dossenanon è una scelta operativa ma è una decisione strategica che può permeare ogni funzione dell’impresa. Come ogni strategia definisce un obiettivo che si vuole raggiungere”. E la finalità non va nella direzione del risparmio economico ma dell’aumento di produttività e nell’alzare il livello competitivo dell’azienda. “Con l’esternalizzazione i vantaggi sono molteplici – ha sottolineato la professoressa Dossena –. Si sfruttano le specializzazioni esterne (soprattutto in caso di Ricerca e Sviluppo), si diminuiscono gli investimenti, si riducono i costi di struttura e aumenta la flessibilità dell’offerta. Inoltre si va a potenziare il sistema relazionale dell’impresa, si aumenta il livello di innovazione selezionando il meglio sul campo e aumenta il valore dell’impresa stessa”.

Intendere la somministrazione e l’outsourcing come una scelta strategica quindi porterebbe l’azienda sulla strada di una maggior qualità del lavoro. Una qualità che vince su quel concetto di “risparmio” che ha portato diverse imprese a intraprendere strade sbagliate, come ha evidenziato Walter Barbieri della UIL: “La somministrazione può e deve essere una scelta strategica fatta con criterio e programmazione. Oggi purtroppo il 70 percento della cooperazione non è di qualità perché le aziende hanno guardato più al risparmio, sbagliando. Per cambiare le cose bisogna partire da regole certe e per farlo come sindacato abbiamo creato un tavolo di lavoro insieme alle altre associazioni sindacali, imprese e Governo”. Il tutto a difesa naturalmente del lavoro e del lavoratore.

Un lavoro che va comunque e sempre tutelato dal punto di vista normativo, come ha spiegato l’avvocato Filippo Collia che si è soffermato sul lato giuridico del contratto di somministrazione.

Il contratto di somministrazione di lavoro è un contratto di lavoro subordinato che coinvolge il committente, il somministratore e il lavoratore - ha spiegato l'avvocato -. Il somministratore invia la manodopera all'impresa per cui l'organico dell'impresa viene adeguato alle commesse e alla produttività. In questo modo il costo del lavoro è legato alla richiesta. Diversamente dal contratto di appalto, nella somministrazione, il lavoratore, anche se assunto dall'agenzia somministratrice, svolge la sua attività sotto la direzione e il controllo dell'impresa utilizzatrice".

Tre le altre forme giuridiche utilizzate per l’esternalizzazione l’avvocato Collia ha ricordato: l’appalto, l’affitto del ramo di azienda e il franchising.


Case history Heineken

Nel corso degli anni Heineken Italia, produttore di birra numero uno in Europa con filiali in oltre 70 Paesi a livello mondiale, ha costruito veri e propri rapporti di partnership con gli operatori della logistica. Rapporti che hanno portato a raggiungere obiettivi condivisi e risultati di successo, come ha spiegato Salvatore Toti Piccinno, responsabile logistica distributiva di Heineken Italia.

Heineken è presente sul territorio nazionale con 4 birrifici: Aosta, Comun Nuovo (BG), Assemini (CA), Massafra (TA). È diventata prima azienda birraria nazionale con una quota di mercato intorno al 30%. In Italia impiega oltre 2.000 persone e produce e commercializza più di 5 milioni di ettolitri di birra

In tema di terziarizzazione Heineken supera pienamente il confronto con la media italiana. Per quanto riguarda la distribuzione primaria infatti, come ha spiegato Toti Piccinno, si arriva al 100 percento di terziarizzato con ben 10 operatori logistici.

Ogni Operatore Logistico lavora gestendo:

  • Proprio portafoglio ordini
  • La saturazione del mezzo
  • La prenotazione allo scarico
  • Il ritiro e la contabilizzazione del materiale circolante
  • La contabilizzazione degli assegni ed il versamento

Per la movimentazione magazzini Heineken collabora con tre operatori: uno per la tratta Aosta-Bergamo, una a Taranto e una a Cagliari.

Insieme agli operatori esterni Heineken ha costruito veri e propri rapporti di partnership con l'obiettivo "di migliorare la produttività e non solo per spuntare il miglior prezzo".

Per Heineken lavorare in partnership significa lavorare sulla pianificazione, sulla condivisione degli obiettivi a medio e lungo periodo, sulla misurazione (sistema di controllo, analisi degli scostamenti e azioni correttive) e sulle persone (Comunicazione, formazione e coinvolgimento).


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